IL LINGUAGGIO DEL VINO: AH, LE SFUMATURE…

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Mi chiedo se le parole comunemente utilizzate per comunicare il vino siano ancora efficaci ed utili allo scopo; almeno questo e' cio' che mi viene in mente tutte le volte che affronto un nuovo corso di avvicinamento al vino.
Intendiamoci: e' ovvio che possedere e padroneggiare un lessico condiviso sia la premessa indispensabile per chiunque voglia confrontarsi con gli altri e comunicare in modo efficace le proprie valutazioni e le proprie esperienze.

 

E questo in qualsiasi circostanza che attiene a  forme di analisi sensoriale.
E allora ben vengano le schede analitico-sensoriali: fra le altre,  quelle di Slow Food, dell' Ais, dell’ Onav ... Come non conoscere le varie sfumature e tonalita' di rosso, le tipologie di profumi, i frutti di bosco o tropicali, gli aromi o i floreali? del resto chi non riconosce all'istante il profumo del tiglio o quello dell'acacia? Ma qui esiste altro e  di piu'…: soggettivita', gusti personali, percorsi di ognuno che nel tempo conduce a nuovi approdi e ad una diversa modulazione della propria sensibilita' verso stili produttivi e gusti una volta decisamente ostili al nostro palato.
E come se descrivendo due persone le trovassimo ugualmente alte, castane e con gli occhi azzurri: eppure sono due individui completamente differenti in moltissimi aspetti, talora con piccole sfumature: ecco, le sfumature! e questo vale sopratutto per il vino.
Quanti vini abbiamo descritto come rosso rubino con sfumature granate, profumi intensi e complessi di rosa, frutti di bosco e tabacco?
Talvolta, trovandomi di fronte ad una platea, avverto come la mancanza di un ultimo passaggio, quel ponte definitivo verso gli altri per stabilire una comunicazione davvero efficace.
O forse occorre attingere semplicemente  e senza pudori alla sfera delle  emozioni che proviamo di fronte a certi prodotti?
Credo che questo sia uno spunto interessante da approfondire ed una palla che volentieri lancio a tutti quelli che volessero dire la propria.

(Fulvio Simoni)

 

 

 

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