CON IL BIOLOGICO SI VEDONO LE STELLE *
Sarà più facile riconoscere i prodotti biologici: dal primo luglio 2010 un logo dell’Unione Europea indicherà nell’etichetta quelle produzioni che si definiscono bio: una parola accorciata per indicare quel “sistema globale di gestione che caratterizza la produzione delle aziende agricole” che praticano le migliori tecniche ambientali, la salvaguardia della biodiversità e delle risorse naturali e la tutela del benessere degli animali allevati.
Le aziende che vorranno fregiarsi di questa parola magica e di crescente successo, di prodotto bio appunto, ed avere la certificazione europea – con relativa foglia verde con le dodici stelle, che simbolizzano le dodici nazioni europee - dovranno sottoporsi a rigidi controlli da parti di arbitri severi e neutrali.
Ciò vorrà dire che nei terreni dove crescono i prodotti della terra non devono assolutamente essere utilizzate le sostanze di sintesi, gli additivi chimici, i fertilizzanti “non organici” , i diserbanti e anticrittogamici, gli insetticidi e pesticidi né gli organismi geneticamente modificati.Ovviamente sono enormi i risvolti sulla sicurezza e la salute dei consumatori, ma anche sui temi dell’ambiente in genere, come anche sul benessere animale: occorre dire che questa sensibilità in Italia è piuttosto recente. Da gastronomo responsabile, quale vorrei essere, trovo positivo che un’istituzione, a volte lontana come l’Unione Europea, parli degli animali che richiedono rispetto e attenzione, allevandoli e nutrendoli con foraggi naturali e biologici, lasciando lo spazio libero adeguato nella loro crescita, oltre che l’attenzione agli aspetti del trasporto animale e del loro abbattimento, per cui è richiesto un’ appropriata cautela.
Anche questo regolamento è rivolto forse verso l’obiettivo civile di un cibo “buono, pulito e giusto”.
O almeno ce lo auguriamo.
Carlo Casti
* articolo pubblicato nel quotidiano EPOLIS
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