Il Riposo della Polpetta

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaEmail

SI FA IN FRETTA A DIRE  POLPETTA *

La cucina come metafora della vita, oppure, la vita stessa come metafora della cucina? Questo sembra chiedersi l’autore di un bellissimo libro “Il riposo della polpetta – e altre storie intorno al cibo”.

Massimo Montanari, professore di Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, da diversi anni ci conduce per mano con i suoi libri in un viaggio intorno alla cultura del cibo con acute osservazioni, rimandi storici e analisi sull’attuale stato della gastronomia.

Insomma, la produzione e la trasformazione del cibo, il consumo e le stesse ritualità conviviali sono un patrimonio culturale illimitato e interpellano tutti sulle cose e le idee che ruotano intorno a ciò che mangiamo: le cose sono complesse e i pensieri richiedono... riposo, come le polpette appunto che, per essere  più buone devono essere lasciate riposare perché i sapori si compongano e si amalgamino meglio.

 

Alcuni capitoli del libro mi hanno decisamente entusiasmato: lo statuto degli alimenti, dove si racconta di cereali, di patate, di melanzane e di cocomeri e meloni, di stagioni e stagionalità, ovvero di come l’uomo si pone nei confronti della natura. Oppure, le avventure in cucina, ossia di come gli esseri umani siano giunti alla civiltà attraverso le idee che girano intorno al cibo: agricoltura come momento di nascita della civiltà, dal crudo al cotto come momento di passaggio dal “selvaggio” allo stanziale. Sapere di essere, avere coscienza di sé, a partire da ciò che si mangia.

Una domanda, che forse per pudore l’autore non si è fatto: chissà che dire di un nuovo mondo che sta dimenticando come si è giunti ad una consapevolezza e ad una identità, tramite identità plurali, che oggi vanno perdendosi a causa della cancellazione di una memoria collettiva, per merito di cibi non nostri, non naturali, “non cibi”. Legami e legumi forse potranno ricondurci ad un ritorno alla civiltà.

Carlo Casti

* articolo pubblicato nel quotidiano EPOLIS

Segnala sul tuo social network