Slow Money & Slow Economy

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E ANCHE IL DENARO DIVENTA SLOW

Sono convinto che la nostra spesa quotidiana sia l’elemento costitutivo di una radicale modifica del mondo.

Detto così, potrebbe sembrare un’affermazione semplicistica e non opportuna, in una fase nella quale l’economia mondiale sta attraversando una crisi non di crescita ma decisamente strutturale.

Inoltre, anche a causa del nostro modo di consumare, ho l’intima convinzione che si stia abusando delle risorse del pianeta: diversi scienziati hanno chiarito che il nostro standard di vita non può essere più mantenuto, senza compromettere l’esistenza stessa della civiltà che conosciamo. Non pare assurdo inquinare per produrre, usare risorse per prodotti “di consumo” destinati a breve durata, alimentare animali con calorie superiori a quelle che gli stessi produrranno per la  nostra alimentazione? Queste sembrano assurdità, sono invece il nostro stile di vita.

Due libri, quasi in contemporanea, hanno visto la luce in questi giorni e possono aiutarci a seguire un cammino virtuoso per ricreare una vera economia di sviluppo, che non abbia il breve respiro che l’ economia di mercato pretende per godere del massimo profitto: Slow Money di Woody Tasch, Slow Food Editore e Slow Economy di Federico Rampini, edito da Mondadori.

In entrambi i casi, gli autori individuano in un nuovo umanesimo, aggiornato e rivisto, il cuore di una vita che possa offrire un futuro sereno, all’interno della quale l’elemento essenziale diventa una nuova sobrietà in ambito alimentare, ma non solo. Un senso della misura che faccia da perno a tutto ciò che ci circonda, intorno al quale sentimenti, cibi, rapporti umani, abiti, amicizia, mobilità, mezzi di comunicazione, insomma tutto debba essere oggetto di attenzione e di responsabilità.

In questo cammino, Federino Rampini ci indica le grandi civiltà orientali, India e Cina, come “esemplari” di questo modo di vivere: ogni gesto, anche il più piccolo, ci riconduce alla consapevolezza perduta privilegiando il superfluo. Rimettiamo al centro l’essenziale, che non è mai qualcosa fuori di noi.

Carlo Casti


* articolo pubblicato nel quotidiano EPOLIS

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